Parole in PrestitoFacciamo un patto, uno di quei patti che si fanno guardandosi negli occhi e stringendosi la mano: di questo viaggio che sta per cominciare, io vi darò restituzione! Ricordo un proverbio di quando ero bambino: Chi prende e non rende, l’inferno lo attende! E quindi già solo per evitare di essere accolto nello stuolo dei dannati, restituisco tutto e con gli interessi; ma ho una domanda che mi ronza in testa: cos’è che ho preso, che sento di dover restituire? In questi mesi me lo sono chiesto molte volte: realizzare questo cammino è per me l’occasione di veder concretizzato un sogno accarezzato per molti anni; è un’opportunità rara e preziosa che mi fa dire di essere una persona molto fortunata ed un privilegiato; ecco allora che mi balena una prima possibile risposta: mi sto prendendo un po’ del vostro tempo! Sì, per andare a piedi fino ad Auschwitz, mi sto prendendo del tempo, che in qualche modo sottraggo a qualcun altro! E allora, in cambio, sento di dover restituire qualcosa che possa lasciare una traccia, sento il bisogno di raccontare ciò che il viaggio genererà in me, nelle persone che mi accompagnano e in quelle che incontreremo; sento il bisogno di trovare una forma idonea di racconto, in modo tale che altre persone possano fruirlo e in qualche modo appropriarsene. Ed ecco dunque un’idea, il mio piccolo progetto di restituzione: dal momento che già prendo un po’ del vostro tempo, sfacciatamente estendo le mie pretese, vi chiedo in prestito una parola, una vostra parola affettiva da affidarmi, se vorrete, che custodirò come un piccolo tesoro e vi restituirò in qualche modo trasformata. Se pratichiamo un foro su una cartolina e proviamo a guardarci attraverso, immediatamente la realtà che ci circonda cambia aspetto, perché il nostro campo visivo si riduce, ma i nostri occhi, avendo meno cose da vedere, sorprendentemente notano molti particolari in più; allo stesso modo se al foro sostituiamo una parola. E quindi 76 parole, una per ogni giorno di viaggio: parole per raccontare il nostro cammino; parole che diventano la lente attraverso cui guardare le cose, attraverso cui vivere le esperienze; parole che diventano limite, limite che aiuta ad entrare nel profondo della realtà, a focalizzare le sensazioni e a vivere le emozioni. Scrive Gianrico Carofiglio nel suo romanzo Ragionevoli dubbi:
E allora prestatemi una vostra parola, giorno per giorno ve la restituirò in forma di diario, raccontando il nostro cammino Grazie! Gimmi Basilotta Raccolgo tutte le vostre parole affettive che avrete la bontà di consegnarmi a condizione che mi diate anche la motivazione per cui me le affidate; tra queste ne sceglierò 75 (la settantaseiesima la tengo per me) e prima di partire assegnerò ad ogni giorno la sua parola. |
CARI AMICI TUTTI,di seguito le parole che ho scelto abbinate alle date… FEBBRAIO mar 15 ELENCO MARZO mar 1 MEMORIA APRILE ven 1 PAPA’ MAGGIO dom 1 NIE LĘKAJCIE SIĘ Grazie |
|
|










LA mia parola per voi e’ UNIVERSO. Vi chiderete che senso ha nel contesto di questo viaggio.L’universo e’ attono anoi ma anche dentro di noi . Tutto e’ uguale come nel grande cosi’ e nel piccolo.PER questo la parola che ho scelto contiene il tutto.BUON fine viaggio e buon ritorno ADRI.
Cari viaggiattori,
la parola che vi infilo in tasca è NASCITA..perchè nasce il mio bimbo(meraviglia), perchè nascono le idee (rivoluzionarie), perchè nascono i viaggi(condivisione e scoperta).. e perchè si cambia..dopo ogni nascita.
Con tanto affetto
Daniela
Ciao a tutti,
la parola che ho scelto è SOLE perchè il sole non deve mai mancare nei nostri cuori, nelle nostre parole, nei nostri gesti, nella nostra vita e ……nei Vostri passi!!!!!! E se poi piove…poco importa, se fa un po’ freddo…pazienza, il sole riscalderà le nostre stanche ossa, illuminerà la Vostra strada e anche un po’ la nostra…; noi, da quì,Vi pensiamo, e che Dio Vi benedica! Con affetto. Tiziana
Ciao
sono servas di verona e mi piacerebbe passare un paio di orette con voi sabato nella vs sosta a Pescantina. Come faccio a contattarvi?
Flavio Ilario
Ciao Flavio,
chiamaci pure al numero 3484120611 così possiamo metterci d’accordo.
Grazie,
i camminatori
la parola è SILENZIO, solo nel silenzio possiamo ascoltare cosa portiamo nel nostro cuore. Vi penso ogni giorno e prego per tutti voi.
LIBERTA’
PENSIERO
mano
con gimmi ne ho parlato e lui sa a cosa mi riferisco.
vi abbraccio
è stato bellissimo stare con voi
morena
Ciao la parola che vorrei portaste e’ ” PIETAS ” una parola antica che ci ricorda vicinanza autentica, ricordo e partecipazione. Il vostro viaggio e’ fantastico, ci ricongiunge alla nostra umanità, contro tutti coloro che ci vogliono rendere solo numeri. Grazie pellegrini
Ciao! Sono Ornella di Tavazzano con Villavesco. Da sabato pomeriggio vi porto sempre nel cuore e il vostro sito sarà da me visitato ogni giorno fino al 1° maggio.
Approfitto per apportare il mio piccolissimo contributo proponendovi una parola per il viaggio: Ascoltare. Siamo sempre troppo indaffarati e attenti a noi stessi e non sappiamo più ascoltare gli altri, le parole che ci dicono, il mondo che ci circonda, i suoni e i silenzi, le gioie e le sofferenze degli altri. Dall’ascolto possiamo imparare tanto ma dobbiamo saperlo fare.
Grazie ancora per le emozioni che mi avete donato. Grazie per quello che state facendo.
Arrivederci a presto! Buon viaggio!
Ornella
ciao!
vi stiamo seguendo passo dopo passo…..è bellissimo…beati voi!!
un abbraccio a tutti!
Marina e Aicha
SIMBOLO.
Perché i simboli sono necessari. Ci aiutano a palesare e condividere i sentimenti. Ci aiutano a conservare e praticare la memoria. Ci aiutano a ringraziare.
E perché il vostro viaggio è pieno di simboli. Grazie a voi!
AMORE E SPERANZA
Al di là della mancanza del minimo vitale per il corpo, credo che la mancanza di AMORE e SPERANZA sia ciò che più ha reso inumana la shoa.
Mio padre, IMI, sopravvisse a 2 anni a Tschestocowa, Beniaminow,Sandbostel, Fallingbostel, non solo grazie ai pacchi di alimenti che mia madre riusciva a spedirgli ma anche grazie alle sue lettere in cui gli trasmetteva tanto AMORE e alla SPERANZA di conoscere,abbracciare e prendersi cura di me, la piccola Gabriella nata il 17-2-44.
AMORE e SPERANZA nonostante il tifo petecchiale,la polmonite, 40 Kg.persi e tanto orrore.
Per AMORE e SPERANZA tornare giurò a se stesso e a noi ” Tornerò”.
E tornò.
Gabriella Nissotti
Forse questa parola è già stata offerta, ma è la mia preferita perchè secondo me può migliorare il mondo:
GENTILEZZA
SGOMENTO e RISPETTO sono le parole che vorrei affidarvi. Sgomento pensando a LORO che non ci sono più. Rispetto pensando alle persone umane che incontriamo e con cui viviamo, passo dopo passo, giorno dopo giorno. La vostra iniziativa mi colpisce nel profondo, conosco il convoglio 08 c’erano anche otto persone della mia famiglia. Solo mio padre si è salvato, e proprio in un giorno come oggi 18 febbraio di trentaquattro anni fa, se ne è andato.
Purtroppo la disumanizzazione non è solo là, ad Auschwitz, ma è nelle parole, nei modi che riserviamo agli altri quando li riduciamo a mezzi, quando semplicemente ci servono per qualche cosa, e i nostri obiettivi possono anche essere apparentemente “alti”.
Shabbat shalom
la parola che io affido a voi é RIFLESSIONE: io penso che questa parola sia molto importante e che a volte molti la sottovalutino.
Secondo me molte persone raccontano agli altri cosa é successo negli anni della seconda guerra mondiale e perciò dell’inseguimento degli ebrei senza neanche pensare cosa sia accaduto veramente, senza neanche capire la sofferenza provata dai nostri avi e da tutti i perseguitati.
Vorrei consigliare a tutti di fermarsi un attimo e ragionare con la mente ma sopratutto con il cuore.
Vi auguro un buon viaggio e spero che prendiate in considerazione questa mia parola.
io penso che la camminata che abbiamo fatto da borgo a cuneo a piedi sia stata molto significativa:non importa se pioveva o se avevamo male ai piedi dopo una lunga camminata,bastava solo pensare a quelle 26 persone…..l esperienza vissuta e un esperienza che ci ha fatto capire tante cose….a quanti bambini venivano allontanati dai propri genitori,a tutte le famiglie che sono state separate……tutto cio e proprio brutto….noi possiamo vedere film o altro ma non capiremo mai davvero fino in fondo la sofferenza di quelle persone,perche solo loro dentro i loro cuori spezzati lo potevano veramente capire
ed e anche grazie a gjmmi basilotta che noi abbiamo potuto vivere quest esperienza allora la parola che esprimo per accompagnarlo nel suo viaggio e:fiducia:nella vita bisogna sempre avere fiducia in noi stessi,non perdere mai la speranza di realizzare i nostri sogni e desideri perche LA SPERANZA E L ULTIMA A MUORIRE.la fiducia ci aiuta ad andare avanti in qualche modo:se ci credi tutto cio che sogni si realizzera,basta solo questo:FIDARSI DI VOI STESSI
Cari cugini, la parola che vi presto è DETERMINAZIONE, quella forza incredibile che abbiamo dentro e che ci spinge sempre avanti anche nei momenti difficili. Vi accompagno nel vostro viaggio ricco di profondi significati con il cuore e con i miei pensieri, il vostro è un gesto carico d’amore e davvero meritevole.
siete gente veramente in gamba! e meravigliosa e’ la vostra iniziativa.
Se da una parte provo vergogna per condividere la mia “italianita’” con gente del calibro di berlusconi (non si merita l’iniziale maiuscola) dall’altra invece sono Fiero di voi. GRAZIE!
P.s.: la mia parola e’ Blues.
Siete partiti da quasi un’ora e ancora sto pensando ai momenti intensi vissuti con voi nella breve sosta che avete fatto nel mio paese. Siete persone splendide e vi chiedo pertanto di portare un po’ di bellezza ovunque passate.
Siamo tutti consapevoli delle brutture del mondo, che ci sfiorano e che a volte ci entrano anche dentro. Mi auguro siano tante le persone come voi, che distribuiscono sorrisi e messaggi di pace, che cercano di ricucire rapporti e di non lasciar morire la memoria. La parola che vi presto è dunque BELLEZZA, perchè sono certo che soltanto la bellezza salverà il mondo da una brutta fine. Buon cammino e portatei nel cuore. gianpiero
Cari amici, chissà se sono ancora in tempo!
La parola che vorrei lasciarvi in questo viaggio è in spagnolo:
LEJANIA (con accento sulla i; in italiano: lontananza, nostalgia).
Nostalgia di casa.
Nostalgia di chi è partito, di chi è lontano.
Nostalgia di chi abbiamo lasciato.
Buon viaggio!
Monica
Un grande augurio di buon viaggio da parte del Comune di Valloriate…
Sono appena tornato dal viaggio ad Auswhitz con i ragazzi del Treno della Memoria e posso soltanto dirvi che è stata un’emozione grande. Posti e luoghi che mi hanno segnato indelebilmente l’ anima.
Apprezzo molto la vostra iniziativa e la seguirò passo a passo …
La memoria è un dovere che abbiamo nel rispetto di tutte le Persone sterminate dalla follia collettiva ,nel nome del potere e del controllo sui popoli.
Buon viaggio da Valaouria…
Ciao Gimmi, il vostro viaggio è semplicemente meraviglioso e stupefacente. Dopo il tuo messaggio ho letto il programma del viaggio. Non ho avuto il tempo per pensare e scrivere la mia parola prima della vostra partenza, ma questa sera, dopo il messaggio di Velda, te la invio lo stesso.
Ho pensato alla parola RAZZISMO che di per sè è orribile. E’ il motivo per il quale tante persone furono deportate e sono continuamente uccise in ogni parte del mondo. Anche la nostra società è ora intrisa di pregiudizi, di discriminazioni, di odio.
Spero che il vostro viaggio serva anche ad accettare gli altri per come sono e non perchè appartengono o meno ad una razza.
Auguro un buon viaggio a te, a Luca e a Jacopo. Che sia un viaggio indimenticabile!!!!
Marina e Alessandro
Caro Gimmi,
oggi vi abbiamo accompagnato nei primi passi di questo viaggio così impegnativo, denso ed anche affascinante. Una bella sfida, vi auguro di portare indietro molto nei vostri cuori e qualcosa anche per noi.
Accolgo l’invito ad affidarvi una parola e quella che scelgo è SCARPE.
Nell’affrontare un viaggio così importante per giorni e kilometri le scarpe sono strategiche, devono essere quelle giuste per accompagnare il passo, leggere, capaci di difendere i piedi e salvaguardali dalle vesciche sempre in aguato.
Le scarpe furono anche fondamentali per i prigionieri che in ben altre condizioni affrontarono i lunghi viaggi di deportazione ed allora avere o non avere una buona calzatura poteva determinare la sopravvivenza.
E in ultimo perchè è stato proprio il mucchio di scarpe raccolto nel campo di Buckenwald, recentemente visitato, a trasmettermi una scossa di… umanità. Nel vedere tutte quelle scarpe, così diverse nelle fogge e nei colori, alcune nuove altre consumate e sformate, il pensiero è corso a tutte quelle persone che, inconsapevoli le posarono per andare a fare una doccia…scarpe da bambina, da vecchio, da donna, da lavoro…e ancora non capisco.
Vi seguirò grazie a queste pagine,
buon cammino,
Patrizia Manassero
TOLLERANZA: perché è troppo spesso dimenticata, perché è il principio che dovrebbe regolare l’universo. Perché se gli altri applicano il principio della TOLLERANZA nei miei confronti, lo stesso devo fare io!
Cari Amici, la mia parola è PIENEZZA. Questa è la parola che vi consegno da portare in viaggio! Pienezza d’animo, del cuore, della vita.
Ad ognuno di voi un grande e forte abbraccio, buon cammino, buon viaggio fuori e dentro di voi e auguri di pienezza.
Jussara
Cari amici, la parola che vi consegno e mi auguro vi accompagni nel cammino è PIENEZZA… del cuore, dell’anima, della vita. Ad ognuno di voi un grande e forte abbraccio, buon cammino, buon viaggio… e auguri di pienezza!!!
Jussara
cari amici,
la nostra parola è OCCHI
occhi specchio dell’anima
occhi che hanno visto l’orrore
occhi che non hanno visto il fratello
occhi pieni di lacrime
occhi imploranti pietà
occhi di ghiaccio
occhi pieni di odio
occhi increduli
occhi spaventati di bambini
occhi che vedevano attraverso quegli occhiali accatastati
occhi chiusi per non vedere
occhi di giovani e chiusi troppo presto per sempre
occhi per vedere e raccontare
i vostri occhi saranno anche i nostri occhi
grazie
la parola che vi dò è INFINITO
mi suggerisce infinite possibilità, infinite esperienze, infiniti pensieri, infinite azioni, infinito silenzio….
una dimensione oltre l’umano dove tutto si risolve e dissolve, dove il sorriso e la pace regnano, dove non vi sono regole, dogmi, paure, peccati, errori, ma amore e accoglienza, intelligenza e creatività, gioco e gioia….
perchè l’infinito sia qui ed ora.
buon viaggio e grazie. ENRICA
Aggiungo la mia a tutte le parole che mi avete offerto con generosità: ELENCO.
Cita involontariamente una popolare trasmissione di Saviano e Fazio, ma trova il suo senso nella considerazione che questo cammino parte dalla lettura di un elenco: un elenco composto di 26 nomi, 26 persone raggruppate secondo un ordine oscuro che non tiene conto dell’alfabeto, dell’anagrafe, del genere o della condizione sociale.
A queste 26 vite travolte dalla discriminazione razziale e comprese in questo elenco ordinato, che registra, coll’efficienza della burocrazia, in base alla semplice progressione cronologica, il momento in cui la fine ha avuto inizio, noi dedichiamo questo viaggio.
Grazie e buon cammino a tutti
Gimmi
La parola che vorrei proporre è SORRISO: perché come è stato detto e ripetuto più volte è una cosa che si può sempre donare senza impoverire; vi auguro di poter donare il sorriso a chi incontrerete, capiranno anche se parlano un’altra lingua; vi auguro di ricevere durante il cammino molti sorrisi: sono importanti come l’aria, come l’acqua e come il pane; senza sorrisi l’anima muore …
Spero di potervi incontrare durante il vostro cammino, se passerete dalle mie parti (se no vi verrò a cercare), per donarvi un sorriso da portare con voi ad Auschwitz (non peserà nel vostro zaino…) e da lasciare alle migliaia di anime vaganti in quel cielo.
I tedeschi non hanno inventato niente, hanno preso molto dal passato…eccetto la soluzione finale.
Il burocrate tedesco è una figura interessante, come ci ha mostrato Claude Lanzmann nel 1985.
“LA FALSITA’ DEL BUROCRATE.” Io ti presto due parole perché non si possono separare nella storia.
La parola che volevo affidarvi c’è già ed è CASA.
Ho pensato a tutte le case che scorreranno lungo il vostro cammino, belle, brutte, piene, vuote… e alle persone che saranno dentro a quelle case e vi vedranno passare.. Da casa a volte si vuole andar via, ma che bella sensazione pensare che si sta tornando a casa e quale terribile sofferenza non poterlo fare..
HO PAURA DELLA MIA PELLE
In queste poche righe, ho provato ad immaginare ciò che
Emma Segre, un’ ebrea saluzzese, avrebbe potuto pensare nel momento in cui scriveva una cartolina ai suoi cari da Fossoli (da lì sarebbe stata portata ad Auschwitz).
“Seguite le mie paure
canto i vostri nomi
trema l’inchiostro di inutili mani
bagnano i miei occhi vecchi sorrisi
voglio urlare le parole che non devono
sentire
vene che pulsano voglio nascondere.
Mi sporcano con nude parole
languide cadono sul mio volto
punge il vostro ricordo
grido il vostro silenzio.
Ho paura della mia pelle.
Mi cullano tra false verità
fredde bruciano i miei
sospiri
bianco è il rumore della mia voce.
Non mi conosco più
hanno cancellato
il mio profumo.
Per favore
non aprite ancora gli occhi
nascondetevi nel buio
spegnete i vostri colori
solo per poco
forse basterà”
Questa poesia è stata scritta l’anno scorso da Carola Moino, una mia allieva del Liceo Linguistico “Soleri” di Saluzzo, al termine di un lavoro collettivo sugli ebrei saluzzesi deportati ad Auschwitz. Ve la invio alla vigilia della partenza perchè mi sembra un “concentrato” di parole su cui meditare.
Ad accompagnarvi domani mattina nella prima tappa del viaggio ci sarà anche, oltre a noi, la classe 3B Linguistico del nostro Liceo.
A domani.
cari viaggiatori…manca ormai poco alla partenza e io forse un pò in ritardo per aggiungere anche la mia parola…! Ma siccome credo che sia sempre meglio tardi che mai….la mia parola per voi è proprio “MAI“.
Come…MAI arrendersi, MAI smettere di avere dei dubbi, MAI privarsi di sogni, MAI tornare indietro, MAI smettere di camminare.
buon viaggio e buona fortuna! spero di potervi raggiungere e fare un pezzo di strada con voi!
federica
ciao vagabondi!
la parola che voglio imprestarvi è PASSO; quello che ci avvicina ai nostri sogni o quello che ci allontana dalle cose che ci spaventano. Coma quello piccolo e timoroso che fai quando devi chiedere scusa o come quello grande e caloroso che compi verso la tua meta finalmente raggiunta. Come il primo del tuo viaggio che non sai se sara’ importane come l’ultimo;a volte non ci rendiamo conto di quanto un solo passo puo’ cambiare la nostra vita…
un bacio grande
martha
caro Gimmi,
MANCANZA è la mia parola:
mancanza dei propri Affetti,
mancanza dei propri Effetti,
mancanza di libertà
mancanza di speranza…
perchè è una parola che può contenere tutto e penso che nell’animo di chi ha subito una deportazione possa essere la sensazione più grande e terribile
un abbraccio a tutti voi che compirete il Viaggio
Ciao Gimmi!
La parola che ti affido da portare con te è CUORE.
Il cuore, e lo spazio che dentro di esso noi riserviamo all’altro, è quanto di più prezioso e vitale ci possa essere: è ciò che l’umanità è chiamata a custodire, ciò che ci spinge ad amare.Proprio perchè la meta del tuo viaggio è il luogo in cui il male ha tentato, senza riuscirvi, di sradicare il cuore dell’umanità. Ecco , te la affido, perchè tu ne getti il seme e perchè questo seme possa generare Amore.
Ciao Gimmi, la mia parola è UMANITA’, intesa come genere umano, come moltitudine di uomini e donne e bambini, come quelle migliaia di persone perseguitate nei lager nazisti per le quali non è stata usata UMANITA’, nè comprensione, nè benevolenza, elementi che dovrebbero essere propri dell’essere umano. Buon viaggio! Teresita Soracco
PAPA’ è la parola che vi consegno, durante il vostro viaggio; perché l’ho perduto a quasi quattro anni (senza sapere) mentre chiudeva gli occhi, nel cuore dell’inverno russo, il 4 febbraio 1943. Avvenne in un ospedale militare della regione di Vladimir; dall’ansa del Don a Solotowka, per morire.
Giorni e notti di marcia nella neve, poi ammassati su un treno come bestiame, prima di giungere a destinazione.
…Gettato infine, come centinaia e migliaia di altri corpi, in una fossa comune. (Questo lo seppi…cinquantun anni dopo).
La sua vita sono le sue lettere ed ogni parola scritta è rimasta impressa, insieme al suo respiro e al battito del cuore.
PAPA’ : la parola che non gli ho potuto dire allora; la parola che gli è mancata, insieme a tutto quello che aveva perduto, mentre il mondo ai suoi occhi si andava oscurando.
PAPA’: un terribile atto di accusa verso chi espropria i bambini, nella loro più tenera età, delle proprie sicurezze; verso chi manovra gli esseri umani come cose e li considera numero, non persona.
Un’accusa verso chi sacrifica il mondo alla propria volontà di potenza e ai sogni di grandezza, tradendo prima di tutto se stesso e insieme, l’umanità.
Cari amici, vi affidiamo e doniamo per il vostro cammino la parola: “LUCIDITA’”
Per essere cinicamente crudeli occorre lucidità…
Per essere sottilmente disumani occorre lucidità…
Per essere spietati esecutori occorre lucidità…
Ma anche nel momento del giudizio, per non diventare ciechi cecchini, occorre lucidità…
Solo la lucidità delle nostre azioni può accompagnarci ad uno stato di pura saggezza!
Il CIRMAC per la tappa di Moncalieri
La mia parola è DETERMINAZIONE , la determinazione che tutti dovremmo avere nell’operare le scelte, nel trovare il coraggio e la forza di realizzare i progetti.
La parola che vi affidiamo è cresciuta all’interno di un gruppo impegnato nella realizzazione di un albero con pezzi di stoffa…ed è FILO.
Il filo ha cucito il corredo della sposa, i panni del bimbo appena nato e la giacca dell’uomo.
Il filo ha cucito le bocche di chi poteva e non voleva salvarmi.
Il filo ha cucito una stella gialla sul petto.
Il treno parte stipato di persone. Aspettano un filo di luce e di aria.
Il terreno e’ gelato, l’aria è piena di paura e di terrore: un filo spinato mi divide dal mondo.
Un filo di fuoco ha inciso le mie carni, sono un numero.
Quel filo che cuciva la mia parte viva di donna ha cucito anche la mia anima: non potrò più avere figli.
Il filo si e’ spezzato.
Un filo di fumo esce dal camino.
Ci sono tanti fili sparsi, bisogna tentare di riannodarli.
Il filo della memoria sopravvive nei ricordi e nelle testimonianze.
La tela con i suoi fili intrecciati di ordito e trama è più robusta e non si spezza.
Se unisco il mio filo al tuo e a quello dei miei vicini posso costruire qualcosa di grande.
Se questi fili li tesso con i colori dell’arcobaleno potrò dire che i fili del passato diventano testimoni di un futuro di pace.
A presto
Associazione Cristallo Moncalieri
La parola è DISPONIBILITA’:ad accogliere, capire, rispettare, aiutare, amare l’altro.
Buona strada.
Mario Giuliano.
Il buon Dio benedica te e tutti coloro che partiranno con te o che, lungo il canmmino, parteciperanno a questa impresa, permettendoti di coronare il sogno della tua vita. Baci Mut
Ciao Gimmi,
la nostra parola da lasciarvi, seppure un po’ triste, è BUIO: il buio fisico dei vagoni piombati dentro i quali si veniva spinti per l’ultimo viaggio, il buio della notte all’arrivo ad Auschwitz (molti trasporti arrivavano di notte), lo sprofondare nel buio della disperazione per la perdita della propria umanità, ma anche il tragico buio della ragione e delle coscienze dei carnefici.
Un’altra parola che vogliamo lasciarvi è MENSCH, la parola tedesca per uomo, essere umano nella sua unicità e dignità, una bella parola che in quel dodicennio nero è stata dimenticata e violentata, come la stessa lingua tedesca, la lingua di campioni dell’umanesimo come Goethe e Schiller, trasformata in gelido linguaggio burocratico.
Ci vediamo martedì a Borgo.
Cari pellegrini,
come mi piacerebbe portare a piedi in pellegrinaggio i miei giovani allievi! Ho viaggiato spesso in pellegrinaggio con le classi verso i campi di concentramento e sterminio, anche ad Auschwitz!
La parola che vorrei lasciarvi è EDUCAZIONE nel valore di essere guida per i giovani…questi giovani fragili perchè la società li vuole così ma pieni di sensibilità! Investiamo in loro se vogliamo non disperdere i valori civili e morali di coloro che, con il sacrificio della propria vita, ci permettono, oggi, di vivere democraticamente e in libertà.
Primo Levi diceva “E’ successo…può accadere di nuovo”!
Portiamo i giovani a vedere cosa è stato, guidiamoli alla partecipazione attiva alla democrazia, spendiamo (scuole, enti locali…)per insegnare loro il valore della vita, il rispetto delle diversità.
Pensateci nel vostro cammino, pensate a noi insegnanti e ai nostri ragazzi!! Grazie per tutti noi
Vorrei lasciarti la parola COMPASSIONE, ma non con il significato un po’ buonista e che ci fa sentire superiori che a volte le attribuiamo, ma nel suo senso originale, il cum-patir, il lasciare da parte noi stessi e il nostro ego e cercare di capire la persona che abbiamo di fronte, di provare quello che prova lui. L’abbandonare la nostra tendenza a volere sempre e a tutti i costi avere ragione e sintonizzarci sull’altro, sul diverso. Il cercare di capire e rispettare qualcosa anche se non lo condividiamo. L’accettare che a volte siamo piccoli e insignificanti davanti a un dolore e non possiamo far altro che condividerlo con chi lo sto provando. Te la affido perché spero che tu possa alleggerirla della sua pesantezza e della difficoltà di metterla in pratica.
Che il nostro viaggio sia meraviglioso!
Mara
Caro Gimmi la parola che vorrei lasciarti è NONVIOLENZA. Ad Auschwitz c’è la cella dove è morto Padre Massiliano Kolbe, oggi san Massimiliano, patrono degli obiettori di coscienza. La sua vita e il suo ultimo gesto di amore sono ancora oggi ricordati e lui è venerato come santo. La cattiveria invece e coloro che l’hanno commessa scompaiono nel tempo inghiottiti dalla vergogna. Che il viaggio sia all’insegna della nonviolenza nelle parole dette e scritte, negli incontri e nei rapporti interpersonali. Buon viaggio.
La parola scelta è RICONCILAZIONE, presupposto essenziale perchè la Pace sia duratura.
La RICONCILIAZIONE passa dalle singole persone, dalle sofferenze vissute, dal riconoscimento delle responsabilità, dalla Giustizia, dalle proposte risolutive, e anche dal perdono…
Gandhi, Padre della Nonviolenza, indicava:
“Sii il cambiamento che vorresti nel mondo…”
Col vostro camminare realizzate il Cambiamento.
Il MIR di Moncalieri
Alla vigilia della vostra partenza, aspettandovi al passaggio da Moncalieri, la parola scelta dal nostro gruppo di danza popolari tradizionali è ALBERO, significativa per il gruppo, tanto da ritrovarselo nel nome, significativa per voi camminanti, che avete scelto di farvene carico e dono per tutte le tappe.
ALBERO perchè ha il bello dei Fiori (abbiamo tanto bisogno di Bellezza!), il buono dei Frutti ( che ci vengono dati anche quando non li meritiamo proprio) ma sopratutto ha la forza, la resistenza e la vitalità delle Radici, che ci permettono di resistere agli inverni della vita e di credere nella Primavera.
Buona partenza!
Giovanni Ciavarella , per Albero Fiorito
La mia parola è CONSAPEVOLEZZA.
Perchè credo che ogni vita che valga la pena di essere vissuta debba esserne permeata
la consapevolezza nei pensieri, in ciò che si fa, in ogni progetto, rende un passaggio sul mondo una vera opera d’arte.
Consapevolezza anche nel ricordo!
A presto
Marco
Ciao Gimmi e compagni di viaggio,
Questa notte mi sono svegliato parecchie volte e il pensiero subito vivo, era rivolto alla nostra prossima partenza.
Mi è venuta ancora una parola che vorrei ci accompagnasse: PREGHIERA. Sradicati, Abbandonati, Soli, Deportati, per molti, Viaggio senza ritorno, con attorno molta Indifferenza. come è successo a quei poveretti che hanno dovuto subire la Prepotenza di (uomini), che in quel triste periodo hanno Distrutto la vita di altri loro simili, incolpandoli di appartenere ad una razza inferiore, penso che nel cuore di molti di loro, l’unica appiglio che non moriva fosse proprio la PREGHIERA.
Gesù stesso, ormai alla fine, ha ancora avuto un momento per dire: “Padre perdona loro perchè non sanno quello che si fanno”.
Perdonare ai maltrattamenti subiti, a volte è difficile e non è da tutti, ma TUTTI possiamo Pregare, per cambiare i nostri atteggiamenti e non rimanere indifferenti davanti alle ingiustizie.
A Mardedì 15 a Borgo San Dalmazzo.
Mario
Tante sono le parole che vorrei lasciare, la prima gioia, perchè ho scoperto la tua e la vostra meravigliosa iniziativa. In un periodo tanto triste per il mio, il nostro paese sapere che molti ancora credono, resistono,si impegnano mi riempe di gioia. Ma essendo insegnante, genitore e pure camminatore, mi viene in mente il giorno in cui ebbi la fortuna di conoscere, proprio a Cuneo, Nuto Revelli e delle sue parole di Mai Tardi:”RICORDARE e RACCONTARE, questa la parola d’ordine che mi portai nel cuore di quell’esperienza tristissima…”. Ecco sono due parole, mi scuso, ma vorrei che in ognuno di noi restassero scolpite nel cuore, per testimoniare ai nostri giovani cosa è successo, cosa sta succedendo, perchè non accada più.
Grazie
PASSO DOPO PASSO DA BORGO S. DALMAZZO AD AUSCHWITZ
(15 FEBBRAIO – 1 MAGGIO 2011)
“LASCIO UNA PAROLA”
Carissimi Gimmi e Amici che intraprendete la marcia da S.Dalmazzo ad Auschwitz per fissare nella memoria il triste viaggio dei 26 ebrei della provincia di Cuneo deportati il 15 febbraio 1944, desideriamo esprimervi la nostra solidarietà e il nostro plauso: che i vostri passi aiutino voi e tutti noi ad andare verso una conoscenza e un rispetto della dignità sacra di ogni uomo.
Pensando ad una parola che vi accompagni e che interpreti il senso del vostro andare, vi consegniamo la parola CUSTODIRE.
Si custodisce qualcosa che è stimato prezioso, non effimero o vuoto, ma sostanziale. Il camminare a piedi è opportunità per riflettere, per discernere ciò che è importante e dà senso alla vita, ciò che è prezioso. Cammin facendo, noi crediamo che voi ricupererete quel bene prezioso che è la dignità umana dei ventisei strappati violentemente da Cuneo ma anche dei tanti milioni di persone che hanno subito la stessa violenza brutale, persone torturate, massacrate, umiliate, rapinate di tutto ma non della dignità di persone umane unita intangibilmente al diritto creaturale di ogni uomo. Ci sembra importante ricuperare questo tesoro prezioso della dignità di ogni uomo e custodirlo al di sopra di ogni altra realtà, specialmente nel nostro tempo disorientato in una selva di supposti valori, proposti come se tutti fossero ugualmente importanti.
Andando verso Auschwitz potrete riscoprire e guardare senza veli anche la bassezza e l’orrore a cui può giungere l’uomo che si fa dio della sua vita, aderendo ad una qualche ideologia costruita sotto il segno di una falsa onnipotenza. Di fronte a questa tragica pazzia che ha colpito non molto tempo fa tante folle ed ha provocato disastri a non finire e che in svariate forme continua a manifestarsi anche oggi in tanta parte del mondo, occorre riscoprire l’ importanza della coscienza individuale e custodirla come santuario dove ogni uomo è solo con se stesso, dove può entrare in intimo colloquio con Dio e dove può ascoltare la voce dei fratelli e decidere come spendere la propria vita.
Voi non camminerete da soli: sentirete sempre il passo e il respiro di coloro che vengono con voi. Vi accorgerete di quanto ognuno di voi ha bisogno dell’altro ed anche sperimenterete la bellezza di potersi aiutare e di sentirsi uniti. Il ritmo della vita odierna, gli interessi personali esasperati, il guadagno che ci morde sul collo in ogni circostanza, ci tolgono la gioia dello stare insieme, dell’aiutarci gratuitamente, di sentirci come in un’unica famiglia. Lungo la strada incontrerete tante persone di lingue diverse, di religioni diverse, di culture diverse: saranno di certo incontri amichevoli, nel rispetto e nella stima vicendevole. condividete con tutti questa passione per l’uomo e questa speranza che nei rapporti tra persone, tra gruppi, tra nazioni si possano instaurare modalità nuove. Cercate di ricuperare questa dimensione comunionale della nostra vita che faccia spazio all’amicizia, al dono gratuito, alla cura del bene comune. E custoditela riportandola da Auschwitz per tutti noi.
Con il pensiero e con l’affetto camminiamo con voi.
p. Lorenzo Di Giuseppe, Argia e Giorgio Grillini –
Fraternità Francescana e Cooperativa Sociale Frate Jacopa
la parola che vorrei inviare in viaggio con voi è COERENZA.
Il significato di questo termine mi ha sempre affascinato e fatto riflettere. La COERENZA riguarda le azioni, il proprio passato, i giudizi sul mondo e sulle persone, ma riguarda anche le motivazioni per cui si contraddice – e si fa contraddire – una scelta fatta. Credo che ci sia bisogno di riscoprirne e comprenderne il significato…
Buon Viaggio, buon Cammino e buoni Pensieri!!!
Marco Albanese
Una parola, è una parola…
Una parola, è una convenzione…
No, una parola è l’esternazione di un pensiero e la premessa di un’azione.
Ed in voi – che avete cuore – pensiero, parola ed azione, coincidono.
Ma una parola è anche un simbolo…
È una pietra nella costruzione dell’edificio verbale che sarà narrazione di un evento, che sarà consolidamento della memoria.
E con il vostro viaggio, voi porterete molte pietre – diverrete voi stessi pietre – atte al consolidamento della memoria.
Ecco, la parola che vi lascio sarà PIETRA, la parola che vi lascio sarà EVEN.
Mazal Tov!
Vic
ciao gimmi io iniziero’ con voi la prima tappa BORGO S.D. e CUNEO e sono molto felice di fare la prima tappa con voi perche infatti la mia parola e’ SPERANZA .
speranza nel riuscire a ricordare i milioni di ebrei morti e nel dedicare loro questo viaggio.la speranza che questo tuo sognio si realizzi.e anche la speranza che non succeda piu’ niente di quel tipo ma anche la speranza che niente di tutto cio’ che e’ accaduto non si dimentichi piu’ per ricordare quei poveri ebrei che erano pieni di speranza di vita ….☻☻
Ciao Gimmi,
ho trovato un’altra parola che vorrei portassi in questo viaggio, ed è
RESPIRO
lui vi accompagnerà quasi impercettibile in ogni istante del vostro cammino,
ma si farà sentire nella fatica ,nella gioia e nella sofferenza.
Sarà un percorso di emozioni che vi toglieranno il respiro.
Ascoltatelo, lui vi parlerà.
Abbracci
Manuela Chatel
vorrei anch’io affidarLe una parola, e, precisamente: SMARRITI.
Chi più di loro, strappati dalle loro case senza un motivo, sballottati senza una spiegazione, trasportati verso l’ignoto, separati crudelmente dai familiari, poteva sentirsi smarrito?
Incertezza del presente, paura per il futuro, incredulità per la follia che li travolgeva: chi non si sarebbe sentito smarrito?
Quanto essi fossero SMARRITI, lo si vede nei loro occhi, nei gesti di protezione, nella ricerca disperata di non essere separati dai propri cari. E forse neppure sfiorava loro la mente, che per troppi di essi, non sarebbe stato sufficiente essere smarrito, ma sarebbe stato perso, perso per sempre.
Chi non si smarrirà certamente nel viaggio verso Auschwitz, sarete voi che avete trovato un modo, forse il migliore, per ripensare coloro che vissero e morirono SMARRITI.
Mazal Tov!
Mariolina Sigon
ABBIAMO SCELTO DI AFFIDARVI LA PAROLA PIU’ BREVE CHE C’E':
LA LETTERA E
“E” PERCHE’ UNISCE ANZICHE’ SEPARARE
“E” PERCHE’ INCLUDE ANZICHE’ SEGREGARE
“E” COME L’INIZIO DELLE PAROLE:
ESPERIENZA DI VITA – perché dal vissuto personale e collettivo che si imparano i migliori insegnamenti!
ENTUSIAMO – quello che mettiamo nella nostra azione quotidiana e che spinge queste persone ad andare a piedi fino in Polonia!
EQUITA’ – intesa come uguaglianza che è principio ispiratore del nostro agire, oltre che concetto cardine della nostra amata Costituzione!
e soprattutto “E” come ESSERCI perché partecipare, essere presenti in momenti come questo, è fondamentale.
Presidio Peppino Impastato
Carissimi!
La nostra parola è VIAGGIO, inteso non solo in senso concreto e realistico come spostamento nello spazio e nel tempo, ma anche in senso simbolico come conoscenza e sperimentazione: non è necessario andare troppo lontano per cercare di capire ciò che sta intorno a noi. Il viaggio rappresenta lo stimolo naturale alla ricerca del nuovo e dell’altro, l’istintiva attrazione per ciò che ci è estraneo, la misura della distanza che ci separa dalle realtà sconosciute, la sfida al confronto, l’abilità di relazionarsi con il diverso da noi, la capacità di adattamento a situazioni che non conosciamo e alla quotidiana convivenza con l’altro.
Buon Viaggio,
Ufficio Pace
Fabiana e Valentina
Vi lascio la parola FRONTIERA; apparentemente chiara, in realtà ambigua, sfuggente, densa di mistero, fonte di ordine e di immense sciagure ieri, oggi, sempre.
La parola che vi presto è CORPO. Da anziani, come sono io, il corpo si fa sentire, mentre i bambini e i giovani il corpo non sanno di averlo. Nella deportazione sono i corpi che hanno fatto resistenza: bastava un nulla in più perché il corpo cedesse e tutto era finito.
ciau Gimmi…
la parola che vi affido è ATTESA…
“aspettare è un’arte che il nostro tempo impaziente ha dimenticato, dobbiamo attendere le cose grandi, profonde e tenere del mondo, e questo non si può fare nel tumulto ma secondo le leggi divine del germogliare, crescere, divenire…”
grazie e buon cammino
claudia .
Non è una parola facile, ma è una parola che è alle origini. Di un viaggio per Auschwitz , della contemporaneità, della storia, dell’uomo.
MALE
Qual è il quotidiano esorcismo che può sradicarlo dalle nostre viscere? si può fare, o ne siamo tutti così minuziosamente impastati che non si può proprio eliminare.
Non è solo mancanza di bene, non è solo la sua perdita nè il suo tradimento, è proprio qualcosa che esiste in sè.
Ne gronda il campo di sterminio, la pagina di cronaca, il buio quotidiano delle vite.
Non è la morte nè il dolore, che invece temiamo molto di più. Non è follia nè insensatezza.
Solo chi vede il male può agire per il bene ed essere come oggi i tempi richiedono. Eroico. Ma senza gloria.
Caro Gimmi non c’è viaggio senza una CASA.
Di cuore vi auguro un buon cammino.
alberto
La parola che ti affido è LUCE
Premesso che qui sono un intrusa (in senso buono spero).La mia coordinatrice Giuliana (SERVAS Piemonte) mi ha informato di questo viaggio e mi ha emozionato leggere le tue parole qui sopra e il progetto delle 76 parole. Ho scorso attentamente i commenti degli altri e se non sono stata distratta, ho visto con gioia che nessuno ti ha ancora consegnato la mia.
Ho fatto oltre un anno di volontariato in Israele Palestina con l’Operazione Colomba di don Benzi e con la Mezzaluna Rossa Palestinese(analogo della Croce Rossa).
La Luce per me è quella delle candele riflesse in decine di specchi nella stanza dedicata ai bambini nel museo della SHOAH, lo Yad Vashem di Gerusalemme. LUCI Flebili di centinaia di candele che ILLUMINANO uno spazio angusto, opprimente, dove una voce ripete i nomi dei bambini uccisi nella Shoah. Non sò se riesco a rendere l’idea.
Quella LUCE E’ per me la speranza che prima o poi qualcuno (e magari chi decide per tutti) capisca che tutto ciò, la guerra (e intendo anche quelle guerre chiamate umanitarie) non ha senso e non ci sono giustificazioni alla violenza, neanche quella che ci si deve difendere.
Ho visto tante cose laggiù. E non mi sono piaciute.
Non sò se ho reso l’idea
P.S. e se avanzano parole, una che non dovrebbe mai mancare, neanche nella sostanza nel tuo zaino è la CIOCCOLATA)in tutte le forme anche se naturalmente ognuno ha le sue preferenze….Vedi alla voce nutella.
Ciao, Buon CAMMINO di LUCE
angela
UMILTA’
Innanzitutto è quella che devi avere in questo momento che hai ricevuto la magnifica Medaglia del Presidente della Repubblica! Bravo, è un riconoscimento meritato, ma ti è stato concesso grazie alle doti che il Buon Dio ti ha dato e grazie all’attenzione che tu hai messo nel farne buon frutto per il bene di tutti.
UMUS = terra. Memento homo, quia pulvis es et in pulverem reverteris! E quanto è stato vera questa frase per i poveri Ebrei cha vai ad onorare, ridotti in cenere e fumo!
Se fossimo solo materia, solo terra, solo fango, che tristezza sarebbe la vita! Ma Dio ha infuso l’anima in ognuno di noi, facendoci diversi uno dall’altro (non parlo dal lato fisico) proprio perché ha infuso in noi il suo essere divino. Ci ha fatti capaci di pensare, di fare, di amare, ci ha fatti capaci addirittura di Lui (di pensarlo, di amarlo, di diventare anche noi suoi figli, quindi divini per l’eternità). La sua bontà è arrivata al punto di permetterci anche di rifiutarlo e di odiarlo! Innamorato della sua creatura, capace del massimo bene (vedi San Francesco che ha fatto dell’umiltà il perno attorno al quale ha ruotato la sua coversione – cfr l’allegato indice delle Fonti Francescane alla parola Umiltà-) e del massimo male (vedi i lagher e i gulag del secolo scorso).
Umiltà di un Dio che si lascia prendere e si lascia abbandonare; di un Dio che chiede al suo unico Figlio di sacrificarsi per gli altri figli, non per sentirsi così più importante perché ha più figli che lo amano, ma perché ci ha creati, ci ama e ci vuole felici per l’eternità, vuole che non ci perdiamo in eterno. Quesdto, essendo anche tu padre, puoi capirlo: dfi volere per i tuoi figli il massimo del bene e di non volere che si perdano, che si autodistruggano.
Il “Non serviam” di Lucifero, dettato dalla sua non umiltà, quindi dalla sua superbia, dal non riconoscimento della sua creaturalità, dal suo desiderio di farsi dio al posto di Dio, ha creato una frattura nell’armonia della creazione, che si protrarrà fine alla fine del mondo.
Lo staccarsi dal suo Creatore, che Dio nella sua infinita bontà ha permesso avendo creato le sue creature libere, ha portato Satana e quanti angeli lo hanno seguito al distacco definitivo dal Bene, dal Buono, dal Bello, in una situazione dove il non dio regna sovrano, dove la parola Dio ha preso una “o” davanti ed è diventato odio, inferno, regno delle tenebre dove il male trionfa. La gioia di Satana è di staccare quante più può creature dal loro Creatore e sentirsi così re di un immenso regno del male.
Umiltà di Gesù che ha obbedito ai desideri del Padre, e si è fatto – lui infinitamente grande – invisibile embrione nell’utero verginale di una sua creatura, la più umile e disponibile delle creature. Ha atteso nove mesi nel buio del ventre di Maria, che faceva parte degli “hanauìm” , i poveri, il resto di Israele. Non si è cercato genitori potenti e ricchi, ma ha patito il freddo, i disagi, l’esilio, ha lavorato come semplice artigiano per trent’anni nascosto in un’umile bottega, obbedendo umilmente ai suoi genitori. E’ poi andato per le strade, come farai tu per 76 giorni, calzato di soli sandali, senza soldi, senza un posto per dormire, patendo disagi, freddo, caldo, arsura, dileggi, privazioni, incomprensioni, tradimenti, l’odio dei farisei, il disprezzo dei suoi compaesani, fino a giungere a lasciarsi insultare, flagellare, sputacchiare, schiaffeggiare, incoronare di spine e infine morire sulla croce con una morte delle più infamanti e crudeli. Quale umiltà il nostro Gesù, lui che era venuto solo per fare del bene, per sanare, per annunciarci la Buona Novella: che eravamo, grazie a Lui, dei salvati!
Umiltà di Gesù che prima di morire ha inventato l’Eucaristia per non lasciarci soli a combattere in questo mondo; per essere il “Panis viatorum”, cioè il pane di coloro che camminano.
Il pane si mastica, si mangia, dopo averlo intriso di saliva, si trangugia e poi si digerisce e diventa forza, sangue che daà la vita. Gesù, nella sua umiltà si fa masticare da noi, si fa tritare dai nostri denti perchè noi, nutrendoci di lui, possiamo diventare a nostra volta buoni e umili e degni figli del suo e, grazie a lui, nostro Padre.
Buona riflessione! Mamma
Ciao, Vi ammiro per l’impresa che state per compiere ed anche se non potrò unirmi a Voi, vi accompagnerò passo dopo passo con il pensiero.
La parola che desidero regalarTi è EMOZIONE, perchè le emozioni ci rendono vivi.
EMOZIONI nate dalla gioia ma anche da un ricordo doloroso; sensazioni, sicuramente soggettive, che ti provocano una scossa, un brivido, o ti riempiono di lacrime gli occhi; penso che ognuno di noi, almeno una volta, abbia provato una tale sensazione.
Un attimo intenso.
E sicuramente Voi proverete una grande EMOZIONE quando farete l’ultimo passo.
Buon viaggio.
Angela
CALORE è la parola che mi è venuta di getto leggendo la tua richiesta. Perchè? Perchè mai come oggi c’è bisogno di idee, gesti, azioni che ti scaldino il cuore e ti facciano sentire di appartenere ad un genere umano che può fare ancora grandi cose, come quella che stai per intraprendere tu. Un abbraccio forte forte. Col cuore ti accompagnerò nel viaggio.
Ciao Gimmi, la parola della SCUOLA di PACE di Boves è RESISTENZA:
- la RESISTENZA dei 20 mesi, partita dalle nostre montagne, dei giovani, delle donne e degli uomini di allora, festeggiata il 25 aprile;
- la RESISTENZA di tutti i deportati e degli internati nei lager;
- la RESISTENZA per mantenersi fedeli a quella storia;
- la RESISTENZA odierna alle ingiustizie, alle sopraffazioni, all’ipocrisia, alle guerre, all’indifferenza, all’intolleranza, al razzismo, alla negligenza, allo spreco di risorse, al quieto vivere;
- la nostra piccola – grande RESISTENZA individuale di ogni giorno;
la RESISTENZA unita all’affetto di camminarti accanto.
Costanza, Diego, Alessandra, Alessandro, Davide, Mattia, Emanuela
La parola che ti mando, caro Gimmi, è ESSERE, anche nel senso del verbo. L’ho in mente fin da quando ero in prima liceo e forse, avendo studiato il ”cogito” cartesiano, avevo cercato di dimostrare l’esistenza di Dio, partendo dall’io sono. Il ragionamento era più o meno così: se ognuno di noi ha la consapevolezza della propria esistenza, dell’io sono, è perché questa consapevolezza gli è stata data da un Entità superiore, altrimenti come potrebbe averla? I seguaci di Odifreddi probabilemnte smonterebbero il ragionamento in quattro e quattr’otto, ma io ci sono affezionata. Inoltre, ripensando alla testimonianza di Primo Levi e di chi come lui ha attraversato l’inferno, si comprende bene come l’annullamento dell’essere, dell’io sono, fosse sistematicamente perseguito da chi riteneva di potersi sostituire a Dio. Buon viaggio
carissimo Gimmi
la mia parola è RIFUGIO
aver la possibilità di rifugiarsi di raccogliersi da qualche parte in qualche parte foss’anche in un piccolo cerchio e foss’anche per poco…il giusto tempo di riprendere le forze e respirare meglio …..raccogliere le forze e sfiorare la nostra identità per non perderla mai.
baci tanti e buon viaggio a tutti
angioletta cucè (laboratorio teatarle albatros )
A chi camminerà e chi li accoglierà
La parola che vorrei donare è PRESENTE perché ciascuno dovrebbe essere PRESENTE , essere consapevole di ciò che è stato, di ciò che sta avvenendo e di ciò che può ancora accadere.
Affermare : “Io sono presente” significa “ Io ci sono e non mi nascondo, io sono vigile e mi sento, nel mio piccolo, protagonista ”; significa voler rispondere all’appello della nostra dignità umana e della società in cui ci collochiamo.
PRESENTE poi può anche essere il PRESENTE , momento che affonda le radici nel passato e che è di quest’ultimo erede : un PRESENTE che non ha ancora superato tutti gli orrori del passato ma che ci chiama almeno a provare ad evitarli nel futuro.
Ciao Gimmi,
i ragazzi detenuti del laboratorio carcere Saluzzo ti inviano la parola DIGNITA’, perchè mettersi in cammino per ricordare il male fatto e subìto dà dignità a noi stessi e a chi si incontra strada facendo.
Voci Erranti ti consegnano ACQUA, elemento che pulisce, scorre, disseta,rigenera, unisce, fa nuove le cose.
Anche se solo idealmente ti sono molto vicina. Un abbraccio grande.
Grazia
la mia parola è IN-CONTRO formata da 2 parole più piccole IN che per me significa dentro e CONTRO come opposto. Per me significa dentro l’opposto….un viaggio fatto dentro quello che sembra opposto al nostro ideale di umanità, una vera sfida, come sempre è una sfida ogni vero incontro!
buon viaggio! vi porto nel cuore tutti e tre!
marina
Un grazie sincero per le emozioni trasmesse e sollecitate ierisera. Non avevo pensato ad una “parola” che ti facesse compagnia nel viaggio, non sentendomi mai protagonista nel mio impegno professionale, ma solo di collegamento, supporto, veicolo….Ma, spontanea, l’ho riconosciuta, perchè ripetuta nei miei interventi: SPERANZA. Speranza che non si ripeta più, speranza nell’uomo, speranza in quello shalom con cui si conclude il messaggio di Segre. Specie in questo tempo suona utopistica, ma la sua stessa essenza la assolve e la conferma, perchè sperare è vivere. Senza andare oltre, perchè la parola cambierebbe, per qualcuno forse più realisticamente (o cinicamente?) sconfinando in altri termini. Pur mirando alla meta, auspicando la realizzazione, vivo intensamente il percorso, il “viaggio”…Ancora: “spero” davvero che la mia scelta si annulli, perchè goccia nel mare di altre scelte uguali. Vorrebbe dire che questo sentimento di speranza rende vive tante persone. Un abbraccio e…se posso rendermi utile lo faccio volentieri. mg
ciao Gimmi, la parola che ti affido è NOME. E’ il nome che ‘fa’ la persona, la identifica, la richiama alla mente. E’ il nome di chi non è più con noi che suscita emozione quando lo pronunciamo. E’in nome dei 26 deportati che partite chiamandoli, uno ad uno. E’ il nome difficile da dire, a volte, di persone che vengono da altrove a ricordarci che il nostro mondo sta cambiando, che non possiamo guardare da un’altra parte, che è inutile costruire muri… C’è una bella canzone di Gianmaria Testa che dice…’perchè un nome è perduto per sempre se nessuno lo chiama..’.
Buon cammino!
un saluto speciale agli Amici di Pescantina con i quali Borgo San Dalmazzo condivide il progetto Città della Memoria.
Buongiorno Gimmi. La ringrazio ancora per le emozioni che mi ha fatto riprovare ieri sera a Saluzzo. Come le ho detto durante il mio intervento la mia parola è “NIE LĘKAJCIE SIĘ” (SOTTO LA PRIMA “E” DI “LEKAICIE” E SOTTO LA “E” DI “SIE” C’E’ LA CEDIGLIA “alla francese”) cioé “NON ABBIATE PAURA”, le parole che Papa Giovanni Paolo II ha pronunciato e reso storiche.
Ieri sera, al termine dell’incontro sua madre mi ha chiesto di scrivere questa frase su un foglio ma ho fatto un piccolo errore, preso cosi all’improvviso!! La esatta scrittura è quella che le ho scritto ora.
Le auguro ancora buon viaggio e la seguirò. Danilo Rinaudo – presidente Fondazione Scuola di Alto Perfezionamento Musicale di Saluzzo
Ciao GIMMI
La “Parola” che ti regalo è “ACCONSENTIRE”;
è una parola che mi piace molto, che sento “calda”
e che richiamo al mio cuore di fronte alle situazioni
in cui non posso “scegliere“, ma che mi ritrovo
a vivere nel quotidiano:
– un imprevisto
– un cambio di programma….ecc.
se sbuffo e subisco ne sento solo il peso e la fatica;
se invece, richiamo al mio cuore la parola “ACCONSENTIRE”,
riesco a cogliere qualcosa di positivo o quanto meno riesco
a vivere quel momento con minor fatica.
Quando sono triste… e so ACCONSENTIRE
al “bello” che mi circonda; ad esempio: nevica…
e so fermarmi a guardare il meraviglioso paesaggio
lasciandomi nutrire dalla “BELLEZZA”…..
la tristezza non sparisce, ma io mi sento meglio,nonostante…..!
Il mio augurio e che nel tuo CAMMINARE PASSO DOPO PASSO,
tu possa fare l’esperienza di cosa significa
ACCONSENTIRE ALLA VITA
E DI CONOSCERNE la “differenza”.
Di cuore BUON VIAGGIO!!! Elda
Cari amici pellegrini, la parola è CIELO
il cielo sarà la prima cosa che, alzando lo sguardo, ogni mattino osserverete. E’ il medesimo . cielo che ha accompagnato le vittime. Lo osservavano dalle fessure dei carri merci o incorniciato dai fili spinati dei campi di sterminio, ormai derubati della più elementare dignità e speranza.
Per loro, una ferita sofferta, per noi, vasto e illimitato, misura della libertà, tolleranza, amore tra i popoli, per cui dobbiamo batterci.
Conserviamo il privilegio di essere liberi, per non dimenticare il numero illimitato delle vittime innocenti a cui, prima della fine, soltanto il cielo poteva concedere ancora un sogno.un cordiale saluto
nilo marocchino
A voi che state per affrontare un lungo viaggio, dono la parola MANI. Le MANI che la gente di Pescantina vide aggrappate ai pertugi dei carri bestiame e che in silenzio chiedevano pane, acqua, vita. Le MANI di quanti, scampati dall’orrore dei lager , scesero alla stazione e “gli angeli” di Pescantina hanno stretto, accarezzato, curato.
Perchè non vi siano mai più MANI appese a fili spinati.
Ciao Gimmy, la parola che ti lascio è TEMPO, il tempo che non abbiamo per conoscere,per capire gli altri, le loro ragioni,i loro perchè, il tempo che scorre come sabbia in una clessidra e vorremmo fermare quando torniamo bambini e ci fermiamo estasiati accorgendoci che per vedere il significato profondo delle cose gli occhi non bastano,ci vuole di più, bisogna dedicare tempo e fatica per capirsi, per amarsi, per divertirsi.
Grazie Riccardo
Ciao Gimmi e tutti i compagni che faranno fisicamente
ed anche idealmente il viaggio con te… Sono stata ad
Auschwitz e la parola che mi viene spontanea e’: quanta
IPOCRISIA c’e’ in ognuno di noi… oggi di fronte a
questo sterminio scientemente pianificato! NEDO FIANO
in un incontro disse: L’UOMO SI RIFIUTA DI CREDERE A CIO’ CHE RITIENE IMPOSSIBILE…! Perche’? Perche’ sforzarsi di capire aprendo mente e cuore significa
soffrire… e allora si rimuove! Sentitemi vicina lungo
tutto il percorso! GRAZIE A TUTTI! Luigia
La parola che mi piacerebbe affidare al tuo cammino è PEZZO. In tedesco si dice Haftling. Sono stata ad Auschwitz e quella parola lì ha un senso. I nazisti chiamavano haftling i prigionieri dei campi di sterminio. Erano dei pezzi, non persone. La sottrazione di umanità era compiuta. Finché un haftling poteva lavorare era tenuto, altrimenti era gettato via. Come i corpi che abbiamo visto nella neve ammucchiati, o nelle fosse comuni. Sarebbe bello se la nostra memoria non ci consegnasse più, mai più, la parola PEZZO attribuita a un uomo. Il tuo cammino mi restituisce questa speranza. Grazie.
Daniela Palumbo
ACCOGLIENZA.
Il 1° marzo 2007 il Presidente della Repubblica conferiva al Comune di Pescantina la medaglia d’oro al merito civile con la seguente motivazione:
“La popolazione di Pescantina, durante l’ultimo conflitto mondiale dando testimonianza dei più elevati sentimenti di solidarietà e di fratellanza umana, si adoperò instancabilmente per dare conforto, per alleviare la sete e la fame e, talvolta, favorire la fuga dei militari prigionieri, rinchiusi nelle “tradotte” dirette verso i Lager tedeschi.
ACCOGLIEVA, col ritorno della pace, centinaia di migliaia di deportati, di reduci e di internati nei campi di lavoro e di sterminio, offrendo assistenza medica, cibo, capi di vestiario e ridonando loro fiducia e speranza di vita. Ammirevole esempio di straordinaria abnegazione e di umanesimo fondato sui più alti valori cristiani e di condivisione delle altrui sofferenze.
1943-1947 Pescantina (VR)
ciao Gimmi, la mia parola è RITMO. “Ritmo” perchè la nostra vita è costantemente influenzata da una miriade pazzesca di ritmi: ogni cosa che facciamo ha un ritmo più o meno definito: la frenesia del lavoro, le relazioni che costruiamo e che inevitabilmente condizionano le nostre scelte, la musica che ascoltiamo e i libri che leggiamo che ci fanno stare bene ed evadere per un po’ quando tutti gli altri ritmi diventano insostenibili… Auguro a te, a Jacopo e a Luca di trovare, giorno dopo giorno, il ritmo fisico e mentale giusto per poter realizzare il vostro obiettivo di ridare significato al “Tempo dell’Uomo”… perchè il lento cammino vi permetta di trovare e realizzare la consapevolezza che caratterizzerà il vostro andare…
grazie, grazie di tutto.
luisa
La parola che voglio donare è ORME, come quelle che giocando lascia il papà sulla neve seguito dal piccolo figlio che tra mille fatiche cerca di seguire, come le orme che si seguono cercando qualcuno, come quelle lasciate da una persona che cerchi di seguire per essere un uomo migliore, quelle che vedi voltandoti indietro e ti dicono quanta strada hai fatto, ma soprattutto come le orme che lasciano dentro alcune persone anche se loro non sono più con te… Segni indelebili che nel bene e nel male è difficile cancellare.
ASINO,
la parola che ti affidiamo è usata spesso per insultare. Ma io, bibliotecaria – asinieria, che vado in giro a portare i libri delle biblioteche fuori dalle loro mura con Serafino,il bibliotecario dalle orecchie più pelose e lunghe che ci siano, ho imparato molto dagli asini.
Sono sobri, lavoratori, pazienti… ma ciò che mi ha colpito più di tutto è che gli asini non ubbidiscono ad un ordine , anche se malmenati, minacciati, tant’è che si dice che sono “testardi”. Il fatto è che loro ti seguono e vanno dove tu li vuoi portare SE SI FIDANO e capiscono che non li mettiamo in pericolo.
La relazione con l’asino, è una relazione di fiducia, non una relazione tra uno che comanda e uno che ubbidisce. Buon viaggio Gimmi a te e ai tuoi compagni di viaggio e se possiamo saremo felici di venirvi incontro a Corbetta con Serafino e faremo un tratto di strada con voi. Lucia, bibliotecaria a dorso d’asino
Caro Gimmi,
la parola che ti affido è CONSAPEVOLEZZA.
Una parola difficile da comprendere, interpretare, sopratutto esercitare…. ma che dà la forza di reagire anche alle situazioni più demenziali…..
Baci baci e bonne voyage!!
Laura
Caro Gimmi,SILENZIO è la parola che vorrei affidarti.
Auschwitz è per me “IL SILENZIO”.
*SILENZIO delle vittime…il silenzio terribile, fragile e lacerante delle vittime, mentre tutto veniva compiuto e consumato, nei mesi e negli anni, nel silenzio del mondo, ai margini della storia.
*SILENZIO di coloro che, pur avendo visto e capito, tacquero per prudenza, indifferenza o viltà.E’ il silenzio degli spettatori che trasgrediscono la legge del verso 1 capo 5 del Levitico. E’ il silenzio della folla che assiste inerte all’ultimo atto, mentre gli Ebrei escono di scena,respinti, messi alla porta per sempre.
*SILENZIO di Dio,che persiste e dura al di là degli altri silenzi; un silenzio che capovolge tutti i valori religiosamente stabiliti e lascia nella vittima innocente un atroce senso di solitudine e nostalgia.
Mazal tov! Lino
Ti affido la mia parola per il viaggio nella speranza che tu riesca a restituirmela più leggera per vivere meglio e più consapevolmente la mia vita ,
DOLORE che mi assale imprevisto quando il mondo intorno mi appare nemico, quando non riesco a trovare me stessa in mezzo alle cose familiari, agli amici e agli affetti più cari, quando il senso mi sfugge e mi sento lontana dalla realtà quotidiana senza radici e motivi per cui vivere
DOLORE che mi blocca quando vedo sopraffazione, ingiustizia, prepotenza verso un indifeso, che voglio e non so proteggere, so che ciò fa parte della natura del mondo ma quella forza negativa e violenta non so capirla salvo ,a volte, per scongiurarla, farmi schiava di lei per vergognarmene subito dopo
DOLORE fisico, malattia, mutilazione che mi terrorizza e mi affascina nel gioco di cura e di guarigione che mi coinvolge e, forse, proprio nella razionalizzazione di questo processo ha preso inizio la storia della mia vita e soprattutto della mia professione
DOLORE che rende più vivida la realtà, come una lente che permette di focalizzare il tempo presente e rimette ogni cosa al suo posto e con il suo giusto valore, nel mondo di oggi così falso ed effimero troppo teso alla ricerca di una illusoria felicità materiale.
VELDA
Nel libro “I sommersi e i salvati” Primo Levi scrive: “Là dove si fa violenza all’uomo, la si fa anche al linguaggio.” Questo è stato vero per il regime fascista, per quello nazista e la cosa succede anche oggi, se penso a certe trasmissioni televisive “violente” perché becere o a certe parlate giovanili in uso. Troppo spesso usiamo e abusiamo di parole di cui non conosciamo nel profondo i significati, presi come siamo da fretta e approssimazione. Del resto la lingua è metafora originaria del mercato perché essa stessa è scambio, confronto, competizione. Tutto ciò che gli uomini sono e fanno, tutto ciò che vogliono essere e apparire si riflette nelle loro parole. Un continuo negoziato linguistico determina i valori e i significati del mondo. In certi casi la lingua si limita a servire il senso, in altri lo crea. E sono pochi i momenti in cui riflettiamo davvero sulle parole che usiamo. Il tuo viaggio, caro Gimmi, è una bellissima prova anche per questo.
Venendo alla tua richiesta, una parola che io amo molto è “reciprocità” ma essa è già implicita nella tua azione, nel tuo viaggio e in quella “restituzione” di cui parla anche il proverbio che citi. Per cui ti lascerei la parola “TENACIA”. E’ una parola che implica un atteggiamento di forza (anche nella debolezza fisica), di resistenza, di caparbietà, di determinazione: tutte doti che mi piacciono in una donna e che io stesso vorrei avere, anche se invece mi capita più volte di cedere alla pigrizia e all’accomodamento. E’ una parola “affettiva”, come la chiami tu, perché ci convivo spesso nel corso delle mie giornate, specie quando la stanchezza vorrebbe prevalere. Magari è poco “estetica” ma abbastanza “etica”. Ciau.
Caro Gimmi tu non mi conosci,ma io conosco bene tua mamma e ti vorrei affidare la parola ^ RASSEGNAZIONE ^. Davanti all’impossibilità di reagire alla ferocia degli aguzzini portarono in silenzio la loro croce fino all’uscita dei camini.Buon viaggio e che Dio sia con te.
Ciao Gimmi, vorrei lasciarti la parola RICORDARE, nel senso di riportare al cuore: i volti, gli sguardi, le storie delle persone che sono partite per quel viaggio infernale e non sono più tornate… ma anche i volti, gli sguardi,le storie di persone amate: padri, figli, amici perduti… Apro il mio cuore colmo e ti presto i miei ricordi perchè tu possa trarne conforto, forza e coraggio, soprattutto nei momenti duri…Cammineremo con te. Un abbraccio Tiziana
Ciao Gimmi, volevo affidarti alcuni pensieri espressi attraverso questa piccola poesia: La parola principale che voglio fare affiorare è SPERANZA. Non bisogna mai smettere di avere fede in un futuro migliore e non bisogna mai smettere di sperare che sacrifici umani così importanti non siano serviti a tracciare un cammino di pace e consapevolezza di quanto sia importante non calpestare il prossimo e soprattutto se stessi.
ANIME A RIGHE
Filo spinato
attorno allo steccato,
se lo sfiori rimani folgorato.
Oscuri camini
da cui escono anche
ceneri di bambini.
Anime a righe,
volti senza nome,
solo un numero
tatuato sulla pelle
e la notte piangere
rinchiusi nelle celle.
Uno sparo, un forno
ecco un essere umano
levatoci di torno.
Questa era la dura realtà
di un pezzo di storia
vestita di molta crudeltà.
Quando gli uomini si sentivano superiori
e toglievano la vita a giovani fiori…
Resta il ricordo in questo amaro presente
in cui si spera che tutta le gente
questi sacrifici non possa dimenticare
e che nella speranza di un mondo migliore
ci si possa rifugiare.
Caro Gimmi,
ecco il mio piccolo contributo ai vostri passi. La parola è SU.
SU
per chiedersi se su
ci sia qualcuno, qualcosa
e per non guardare i piedi
e perché il passo non pesi (ma pesi il cammino)
su
per bere la pioggia
mangiare i fiocchi di neve
e ricordarsi verticali
su
oltre le teste
oltre i capelli bagnati
oltre i cappelli che coprono i pensieri
su
come le nuvole
che non saranno mai quadrate
come il calore che sale
come le scale
che portano all’osservatorio
come le stelle da osservare
su
come dire “su, dai”
su raggiungibile
aguzzando la vista
allungando la mano
su come a prendere il sole
come a ricordare (ma a testa alta)
su
per capire il giù
su
come intenzione, più che direzione
su come gli schizzi
di libertà
come i lapilli di fuoco
come le spinte di ribellione, come le onde
di rivoluzione
su come a dire Mondo, sii, e buono,
esisti buonamente,
fa’ che, cerca di, tendi a, dimmi tutto
(…)
“Fa’ di (ex-de-ob etc.)-sistere
e oltre tutte le preposizioni note ed ignote,
abbi quanche chance,
fa’ buonamente un po’;
il congegno abbia gioco.
Su bello, su . ”
(Andrea Zanzotto, Al mondo)
SOBRIETA’
La sobrietà di chi cammina con dieci chili sulle spalle, e sa che nello zaino c’è tutto quello che gli può servire per un lungo viaggio, e che forse è fin troppo.
La sobrietà di chi conosce e apprezza il silenzio.
La sobrietà di chi porta in giro per l’Europa un messaggio di pace, accoglienza e fraternità, e lo comunica compiendo il gesto più semplice: camminare.
Caro Gimmi,
la mia parola e’ PAROLA, quella scritta con la maiuscola, la Parola di Dio, il Verbo, quello fatto carne che ci accompagna ogni giorno e che non puo’ mancare in una giornata di cammino. E infatti non manca mai. C’e’ sempre un momento di riflessione, di domanda, di commozione. Ossia di preghiera. Suggerisco di fare un piccolo passo avanti, di formalizzare questa preghiera, di dedicare qualche etto del prezioso carico che portiamo con noi a una Bibbia leggera quanto possibile, nella quale scavare alla ricerca di un salmo, di un proverbio, di una frase del siracide, oppure di un passo dei vangeli che non ricordavamo. Il mio salmo preferito e’ il 127, quello che comincia “Invano si affannano i costruttori, se non e’ Dio che costruisce la casa, ….”.
Un abbraccio e in bocca al lupo
s.
ciao papi….. le parole da dirti sono tante; molte delle quali non saprei darti un significato.ti posso confidare che la prima volta che mi hai detto di questa idea, mi sono fatto tutte le idee del mondo, di queste idee ci sono tantissime parole: però la prima idea che riesco a formulare sottoforma di parola è “PACE“. questa parola, io te la dico, perchè per me ha più significati, quello più evidente è quello di pace nel mondo e pace in tutte le persone che hanno perso la vita nei campi di concentramento; l’altro invece, è che tu con apo e luca, troviate un “senso di star bene”, in questo caso di pace e felicità, nel realizzare questo progetto, al quanto impegnativo……. un bacione a tutti e tre…..
SALUTI, ISY
ciao!la mia parola è RISCOPERTA perchè credo che in un esperienza del genere ogni tappa rappresenti la riscoperta di qualcosa di passato,la riscoperta di sensazioni ed emozioni ormai dimenticate o mai provate e soprattuto la riscoperta di se stessi nella propria individualità e nelllo stare insieme ad altre persone…
RESPONSABILITA’
Un tempo avrei avuto timore di questo concetto. La cultura novecentesca mi ha educato a fuggire, a perdermi, ad essere gratuito, arbitrario, senza catene, privo di radici. Solo così sarei riuscito a conoscere una realtà speciale, invisibile alla maggioranza. Ed in virtù di questo privilegio esclusivo, come artista, nel caso in cui avessi commesso un danno, avrei anche potuto non pagare il prezzo del risarcimento. La storia del ventesimo secolo ha espresso, ai miei occhi, un severo monito nei confronti di tale poetica. Con gli anni ho compreso che la responsabilità non è un animale feroce, ma il nostro limite; tutti ne abbiamo uno: se non lo accettiamo, trovando lì e non altrove, la vera libertà, saremo infelici. In particolare sento di essere responsabile della parola scritta e orale perché, oltre ad aver pubblicato libri, sono anche insegnante.
Caro Gimmi, la mia parola è “PERDONO“, perchè mi sono accorta che è l’unica cosa capace di guarire, perchè perdonare ed accogliere ciò che la vita e gli altri uomini ci porgono è il solo modo che io conosca per fare pace con noi stessi e gli altri, il solo modo per sentire serenità e gioia invece che astio, rabbia, impotenza, e credo che il tuo cammamino così fortemente emotivo e carico di evocazioni forti più che mai porterà il balsamo del perdono in te e in chi incontrerai lungo la via
caro Gimmi la mia parola è BAMBINI.
credo che il vero motore di questo nostro mondo siano loro, e in tutta la storia dell’umanità sono quelli che hanno subito le ingiustizie e i torti maggiori.
Nei loro occhi puoi trovare la meraviglia ,lo stupore, l’allegria ma anche l’angoscia, il terrore, lo smarrimento; troppo spesso noi adulti ci dimentichiamo di guardare i loro occhi, per dare voce a loro, che voce non ne hanno.
Buon cammino. Sono certa che nel vostro viaggio ci saranno le migliaia di occhi dei bambini, che tu e gli altri tuoi compagni, avete incontrato svolgendo il vostro lavoro, e ci saranno i bambini che dai campi di concentramento di ogni epoca non sono mai più usciti.
GRAZIE Antonella
ciao gimmi,
la parola che ti propongo è IMPRESA. Sia perché quella che state per compiere è una vera e propria impresa, sia per i miei lontani ricordi di un frammento di una canzone che mi faceva sempre accapponare la pelle quando la ascoltavo: “Quale logica o legge di vita potrà mai spiegare la diabolica impresa di quegli uomini eletti…”: si tratta di “Un sorso in più”, di Carmen Consoli, ed è tristemente in tema rispetto al tuo viaggio.
Ciao Gimmi dopo la riunione di martedì ho pensato alla parola COSCIENZA, mi domando se tutte che persone che in quel perido hanno avuto tale comportamento la sera quando tornavano presso la loro famiglia non avessero dei rimorsi per il comportamento avuto nei confronti di quelle persone inermi. Ciao a presto
ciao Gimmolo
la parola che vorrei consegnarti è ‘ANIMALI‘
e la mia riflessione, che vorrei fosse condivisa è “COME (MAL)TRATTIAMO GLI ANIMALI”
dalle condizioni disumane?!? in cui vengono allevati, nutriti e uccisi per la nostra alimentazione, alle condizioni troppo umane dei cuccioli domestici costretti a
vivere in appartamento, a cibarsi di crocchette e andare dallo psicanimalista.
Il giorno dedicato agli animali è di norma il 4 ottobre S.Francesco, io pensavo a un 4 Aprile che cade esattamente sei mesi dopo, ma va benissimo anche un giorno che deciderai tu sul momento. Thank frank
Ciao Gimmy,
la mia parola è CREDERE.
Credere nella vita,credere nell’amore,credere nel domani,credere nel prossimo,credere nella giustizia,credere in sè stessi.Credere che questo messaggio ti faccia compagnia.Credere che questa “fatica” possa rendere migliore il domani dei nostri figli.
Un’abbraccio.
Gianpaolo Gammino
Caro Gimmi, ho pensato di proporti la parola DURATA perchè niente DURA, tutto passa in fretta, forse il dolore non dovrebbe durare, ma credo che anche il dolore abbia una sua durata “giusta” ecco allora le cose belle e brutte dovrebbero durare il giusto, ma è giusto misurare la durata con il tempo, S. Agostino diceva che il tempo lo possiamo pensare ma non dire, forse è così anche per la DURATA.
Vorrei che durasse tutto l’amore per tutte le persone che ho amato nella mia vita così da stordirmene. Ecco, come supponevo non si riesce a dire.
“Che Dio vi accompagni” “ACCOMPAGNARE” questa è la mia parola! Vi servirà sopratutto quando sarete là dentro!!! Io son stata a Mauthausen e ho già sentito.. tanto, anche grazie alla guida testimone dei fatti all epoca aveva 14 anni – e abitava proprio sotto il campo. Quella visita non la scorderò!
Auguri per questa vostra iniziativa—
La parola RE-STARE che vuol dire anche trattenersi, fermarsi in un posto.
Mi sembra una bella parola da mettere “a fianco” di viaggio.
Ho un affetto viscerale per questa parola.
Te la affido.
Elisa
stanotte, tornando da Cuneo, ho pensato a NEBBIA, parola romantica quando ammorbidisce le luci e attenua i profili, parola minacciosa se oscura lo sguardo oppure la ragione
gimmy la mia parola è BENEDIZIO’ la scrivo in dialetto marchigiano perchè ha una valenza diversa
da benedizione . La BENEDIZIO’ era quella che chiedeva i “monelli” ai nonni prima di andare a letto
ed era la parola che usavano i nonni , le nonne i vecchi per augurare che la notte oppure un ” viaggio”
parta sotto i migliori auspici.
percio’….. BENEDIZIO’ …
FRANCESCO MATTIONI
Buonasera Gimmi,
Intanto grazie per l’invito a partecipare concretamente ad una parte del Cammino “Passo dopo passo”. Propongo la parola VOLONTA’, per ricordare il No!di mio papà Domenico alla tessera della”GIL”
(Gioventù Italiana del Littorio)tanti anni fa.
Per questo ha subito il rastrellamento e le sofferenze impostegli da altri “uomini”, che non hanno avuto il suo coraggio.
In secondo luogo la VOLONTA’ che ha avuto, nonostante tutte le angherie che ha dovuto subire in Campo di Concentramento, per salvare la pelle e contro ogni speranza, ritornare a casa.
La sua VOLONTA’ mi ha temprato per la mia vita.
Un saluto cordiale, Mario
Caro Gimmi,
la mia parola è PANE, perchè penso che il profumo del pane che cuoce nei forni sia il profumo della vita.
Spero che questo profumo vi accompagni lungo il vostro lento cammino.
Lucia
La mia parola è MEMORIA
Sta per ricorrere la data che, ogni anno, che ci invita a ricordare quello che accadde agli ebrei sotto il regime nazista:
impegnamoci a portare nel cuore tutte quelle persone che soffrirono immensi dolori e furono barbaramente uccise
Ciao e complimenti per la splendida iniziativa
La mia parola è MORMORIO….perchè anche nel silenzio più silenzio non si può non sentirlo, nel vento, nella polvere, nella luce, nel buio.
PAURA…
la paura che sento ogni volta che i miei occhi e le mie orecchie vedono e ascoltano fatti accaduti e lontani nel tempo… da me mai vissuti… eppure capaci di suscitare ancora paura…
“CAREZZA” è la parola che vorrei affidarti. La carezza che ho avuto la fortuna di dare e di ricevere. La carezza che vorrei dare e che vorrei ricevere.
La carezza che ogni persona dovrebbe dare e dovrebbe ricevere. La carezza che vorrei “regalare” a te e a tutti coloro partecipi
col cuore a “passodopopasso”. Grazie a te. Marco Parravicini
Ciao Gimmi la mia parola è SORRISO. Mi accorgo quantosia importante per i miei figli quando sorrido loro anche se stanco morto. Ed è sorprendente riceverlo per qualcuno a cui lo hai regalato per strada. E’ bello sentir che ti esce quando ha a che fare con la parola amore. Con tutto il cuore, buon viaggio e arrivederci a presto.
Maurizio Babuin