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A piedi attraverso l’Italia, l’Austria, la Repubblica Ceca e la Polonia per parlare di memoria…

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COERENZA ovvero GIOVEDI’ 17 MARZO

È un momento di commozione il commiato con chi ci ha accolto ieri: a volte accadono strane alchimie nelle relazioni umane e persone con cui vivi pochi attimi intensi ti entrano profondamente nell’anima. Così salutiamo gli amici di Laghetti con gioiosa fatica, dilatando il tempo della partenza e ci muoviamo sotto un cielo che minaccia pioggia alla volta di Bolzano. Oggi è festa nazionale, centocinquant’anni dell’Unità d’Italia, siamo un gruppo nutrito, ci hanno raggiunto altre persone, alcuni amici di vecchia data che a loro volta ne hanno coinvolti altri per camminare con noi.

Percorriamo le stradine di campagna, in mezzo ai filari di vite della famosa “Strada del vino”, attraversando paesi da cartolina che hanno una marcata impronta tirolese e consideriamo come qui oggi si respiri poco l’aria di festa, sono rare le bandiere italiane che sventolano alle finestre, molto più numerose quelle austriache provocatoriamente esposte dopo le affermazioni dei giorni scorsi del Presidente della Provincia di Bolzano e la reprimenda del Presidente Napolitano.

Trovo che questa polemica esposizione di vessilli sia un bel punto di partenza per ragionare con gli altri e con me stesso di coerenza. Cos’è la coerenza, un valore che ti permette di mantenere salde le tue opinioni e di sostenerle in ogni circostanza o è una forma di ostinazione che ti ingabbia in una condizione e non ti permette di uscire dal tuo ruolo?

Penso a Delfina Ortona, una dei 26 ebrei cittadini italiani deportati dalla provincia di Cuneo che ricordiamo con il nostro cammino: quando il 5 dicembre 1943 il Ministro degli Interni della Repubblica italiana di Salò, con una circolare, ordina l’arresto degli ebrei che si trovano sul territorio della Repubblica, Delfina, classe 1904, di Casale Monferrato, maestra elementare a Mondovì, di integra e provata fede fascista fin dai tempi della Marcia su Roma, si consegna spontaneamente alle autorità, con la ferma convinzione che dal fascismo non le sarebbe potuto derivare alcun male; internata immediatamente a Borgo San Dalmazzo, partirà alla volta di Fossoli il 15 febbraio 1944 e giungerà ad Auschwitz il 26 febbraio, dove, appena sbarcata dal treno sulla Judenrampe, verrà fatta salire su un camion e trasportata alle camere a gas. Morirà quello stesso giorno, senza neanche essere registrata.

Questa è coerenza o follia? forse è veramente una folle ed eroica coerenza! Non lo so; ma aldilà dell’affetto, della commozione e della pietà che provo per questa donna, mi tormentano le domande e non posso fare a meno di chiedermi quali furono i suoi pensieri in quegli ultimi ottanta giorni di vita, quando ebbe il primo dubbio, se mai comprese il suo destino, se mai si sentì tradita, se pianse allora, se le sue convinzioni seppero sostenerla fino alla fine. Amo questa donna integerrima e coerente con tutto me stesso, la sento parte di me, la porto nel cuore.

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