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CUORE ovvero VENERDI’ 11 MARZO

Da Villafranca a Pescantina passando per Verona.

Lasciamo Emmaus mentre “i comunitari” si stanno avviando al lavoro, ci salutano con calore: nel breve tempo in cui siamo stati insieme abbiamo creato una fragile confidenza, basata sulla curiosità e sulla simpatia reciproca.

Trovo difficoltoso riflettere sulla parola “cuore”, sento che devo liberarmi di tutta quella serie di luoghi comuni che hanno a che fare con cuore: i biglietti nascosti nei Baci perugina, la posta sentimentale sui rotocalchi femminili, la festa di San Valentino… inutili sovrastrutture che non ti fanno vedere la verità delle cose, che nascondono l’essenziale e l’essenziale, come scrive Antoine de Saint-Exupéry, è invisibile agli occhi! Non si vede bene che con il cuore.

E allora parlare di cuore, vuol dire parlare di cose che sono veramente importanti e senza le quali la vita non ha senso né valore: cose, piccole o grandi, nate da un’istanza interiore che non bada al proprio interesse, ma pensa al bene dell’altro.

Un giorno mi hanno chiesto perché io facessi teatro, la risposta che diedi di getto fu: è una questione di cuore. Poi ripensandoci a mente fredda la risposta più meditata che avrei dovuto dare sarebbe stata: faccio teatro perché il teatro dà benessere a chi lo fa e a chi lo riceve, in questo senso è una questione di cuore.

Arriviamo a Verona, ci attende all’ingresso della città Marco, funzionario dell’assessorato alla Cultura del Comune: è un entusiasta! ha preso a cuore il nostro progetto, lo vedi dalla luce che gli brilla negli occhi, lo senti nelle cose che dice, nel tono della sua voce. Ci accompagna per tutta la città, all’incontro ufficiale con l’Assessore e poi nel prosieguo del nostro cammino. Ci ringrazia per avergli dato l’opportunità di vivere questa esperienza, mentre siamo noi che dovremmo ringraziarlo, senza persone come lui, il nostro cammino sarebbe svuotato di gran parte del suo significato. Marco a sorpresa ci raggiungerà due giorni dopo nella tappa verso il Trentino e nonostante la pioggia camminerà con noi per un pezzo di strada…

È stata una giornata faticosa e intensa, a sera arriviamo a Pescantina: Morena e Ciro, insieme ad Argia, Alda, Rosa e Luigina, “le Ragazze di Pescantina”, ci accolgono con un calore e un’empatia che ci commuovono, ci invitano ad entrare nella casa comunale, ci fanno accomodare e dopo i saluti ufficiali, ascoltiamo la storia che hanno da raccontarci: una storia di cuore e di umana solidarietà.

Non molti sanno che a Pescantina, dal maggio del ’45 agli inzi del ’47, sono stati accolti, curati, nutriti ed accompagnati a casa oltre 700.000 Internati Militari Italiani di ritorno dai campi di concentramento nazisti.

Questa pagina di eroica umanità è stata scritta da una ventina di ragazze, allora poco più che ventenni, che si sono dedicate in modo assoluto alla cura degli ex deportati ed hanno saputo coinvolgere in questa impresa titanica l’intero paese.

Nella sala consigliare del Municipio, dunque, le ex “Ragazze di Pescantina”, ora quasi novantenni, ci hanno così raccontato la loro storia, una storia bella e commovente, che ci insegna come anche nell’obbrobrio della guerra, che sovente rende sordi e insensibili gli animi, c’è stato chi ha saputo ascoltare la voce del cuore, dimostrandosi giusto con gli altri e coerente con i valori di un etica che affonda le sue radici nel rispetto dell’Uomo e della Vita.

11 marzo

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