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A piedi attraverso l’Italia, l’Austria, la Repubblica Ceca e la Polonia per parlare di memoria…

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RITMO ovvero MARTEDI’ 8 MARZO

Da Fossoli a Suzzara, trenta chilometri. Una tappa di trasferimento, dopo le grandi emozioni di ieri: trentacinquemila passi fatti lentamente, sentendo il ritmo del proprio cuore; d’altra parte che cos’è il nostro viaggio se non un mettere un piede davanti all’altro, passo dopo passo, cercando una sintonia, un’andatura, un ritmo comuni in modo che nessuno resti indietro?Un cammino senza fretta e senza affanni fatto con lentezza. Una lentezza che richiede preliminarmente di diventare padroni del proprio tempo e di mettersi nelle condizioni di ricercare un proprio ritmo biologico, capace di imporsi sui ritmi impropri e spesso inumani del nostro vivere quotidiano.

Per me è un’esperienza assolutamente nuova e straordinaria, che mi sta facendo bene; sono curioso e al tempo stesso preoccupato, pensando a quando alla fine di questo viaggio, al termine di questo tempo eccezionale, in un certo senso festivo, ritornerò alla mia vita normale e al mio lavoro: saprò salvaguardare il mio tempo e preservare il mio ritmo biologico? Lo spero!

8 marzo

In questi giorni abbiamo scoperto che le persone che incontriamo, di fronte al nostro camminare, forse perché incuriosite, sono propense all’incontro ed alla relazione e si concedono del tempo per questo: ciò genera momenti unici in cui si sta insieme, parlando o rimanendo in silenzio, momenti grazie ai quali ci si sente uniti.

Il ritmo lento del camminare aiuta a rilassare la mente, a lasciar scivolare i pensieri senza trattenerli, a farne entrare di nuovi, ad essere creativi, ti pone nella condizione di ricercare te stesso e di elaborare idee che, partendo da te, guardano ad una realtà più vasta ed eterogenea: non è un caso d’altronde che la filosofia occidentale è nata camminando.

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