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ACCONSENTIRE ovvero DOMENICA 6 MARZO

Partiamo al mattino da Modena, alla volta di Carpi; è una giornata calda, sembra di essere in piena primavera. Siamo un bel gruppo eterogeneo, c’è voglia di parlare, di scambiarsi impressioni, di raccontarsi aneddoti e storie; condividiamo anche la parola del giorno: “acconsentire”.

E’ una di quelle parole che sento di primo acchito abusata e svuotata del suo reale valore, un verbo che dovrebbe essere “manomesso”, come ci insegna Carofiglio, già solo per quel “mi consenta…” che il nostro Presidente del Consiglio utilizza come intercalare.

Una triste ironia sottende il fatto che il Presidente, che ha fatto e fa tutto quello che vuole, dentro e fuori la Legge e la morale, chieda ad un ipotetico altro da sé una conferma o meglio un’autorizzazione al suo agire; se solo noi pensassimo al reale significato della parola consenso, a ciò che implica in termini di delega e di complicità, gli negheremmo qualsiasi concessione, perché avvallando le sue azioni in qualche modo ce ne assumiamo in parte la responsabilità. Trovo invece imbarazzante constatare che una considerevole parte degli italiani si senta orgogliosa di avere al vertice del Potere esecutivo un uomo dalla coscienza non certo limpida, che ha dimostrato e dimostra tutt’oggi di poter andare dove vuole e fare ciò che vuole, nonostante tutto e tutti.

Camminando discutiamo del fatto che i verbi consentire e acconsentire hanno nella similarità del significato sfumature diverse e che il secondo rispetto al primo implica un’accezione più emotiva ed empatica; eppure il sostantivo che deriva dai due verbi è unico ed è “consenso”, allora, per gioco, creiamo un neologismo che definisce il frutto dell’azione dell’acconsentire: l’acconsentimento.

Acconsentimento immediatamente ci richiama un qualcosa di positivo che parte prima dal cuore e poi raggiunge la testa, che ci fa dire di sì empaticamente.

Ormai sono quasi cinque ore che camminiamo e si decide per una pausa pic-nic; la scelta dell’area di sosta cade su un prato adiacente una fattoria non abitata: allestiamo un tavolo, insieme condividiamo il cibo che abbiamo disponibile e iniziamo a mangiare; passano pochi minuti e ci raggiunge correndo con fare allarmato e aggressivo il proprietario del terreno, ci scambia per malintenzionati, crede che siamo lì per rubare, dice che non possiamo stare, che dobbiamo andarcene perché quella è proprietà privata e nessuno ci ha dato il permesso; cerchiamo di spiegargli, parliamo del nostro viaggio e delle sue motivazioni: immediatamente il suo atteggiamento muta e ci racconta che suo padre è stato deportato in Germania come Internato Militare, intanto gli offriamo un bicchiere di vino, lui rifiuta e dice di attenderlo un momento, entra nella fattoria e ritorna con due bottiglioni di lambrusco della sua vigna, ci augura buon appetito e ci saluta. Tocchiamo con mano il significato e il valore della parola acconsentimento.

 6 MARZO

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