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A piedi attraverso l’Italia, l’Austria, la Repubblica Ceca e la Polonia per parlare di memoria…

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ANIMALI ovvero GIOVEDI’ 17 FEBBRAIO

Se parliamo di animali, non si può non raccontare di Ubaldo, lungo cane speciale a basso regime di giri: fedele e instancabile ci segue o ci precede senza perderci di vista; fotografato, coccolato e accarezzato da tutti, sta diventando il simbolo di questo lento cammino che oggi si snoda in mezzo ad una campagna viva, seppur ancora affetta da una persistente letargia invernale.

Pesci, folaghe, cani, corvi, gatti, galline, un topo (morto), una pecora, tre capre, tortore, due maiali, due cavalli, un asino, tante mucche, passeri, lombrichi (tantissimi), un cigno, e infine cicogne, a decine sui tetti delle case e sui campanili delle chiese…non comprendo se questa pianura cuneese sia straordinariamente ricca di fauna oppure sono io che finalmente me ne accorgo perché una volta tanto ci presto la giusta attenzione.
Camminiamo in mezzo ad un vociare festoso di studenti che ci accompagnano per un tratto di strada, Ubaldo è conteso dalle ragazze e il suo guinzaglio passa di mano in mano; non sembra disorientarsi, anzi scodinzola e i suoi occhi languidi ridono…mi chiedo se gli animali oltre ad avere intelligenza, abbiano un’anima; una loro anima che sente l’affetto, la gioia, il dolore, la sofferenza, la solitudine, la nostalgia. Percorriamo un viale alberato e una lapide ricorda la morte di un giovane ragazzo ucciso negli ultimi giorni di guerra dalle brigate nere in ritirata… è incredibile quanto a volte l’uomo sappia essere più bestia delle bestie! E i miei pensieri corrono, volano a quei luoghi dove l’umano è stato cancellato. Intanto i ragazzi ci salutano tornano sui loro passi e noi andiamo avanti attraverso una campagna che ci avvolge e ci inebria di odori. Uno steccato di ferro e cemento delimita l’area di fango melmoso, sul fondo il capannone, triste tributo alla società del cemento, in mezzo nel fango scivoloso, instabili e traballanti si muovono le mucche, sono almeno cento, tutte carne da macello, sembra la grottesca caricatura del lager. Un nostrano universo concentrazionario fatto apposta per noi, a nostro uso e consumo; verrebbe la voglia di compiere un atto di sabotaggio, aprire il cancello e offrire a tutte quelle povere anime bovine una possibilità di scampo; mi torna in mente il film di animazione di Peter Lord e Nick Park Galline in fuga; le mucche incuriosite si avvicinano a noi, si lasciano accarezzare, e si beano di questo contatto; Ubaldo le guarda con interesse e con diffidenza procede verso lo steccato; una mucca si accorge di lui abbassa la testa, i due animali tendono l’una verso l’altro, reciprocamente attratti, si sfiorano, quasi si toccano, poi l’incanto si rompe, Ubaldo abbaia, tutte le mucche spaventate scappano scivolando nel fango.

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