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“Saluto ai viaggiatori” – Beppe Segre

Vorrei mandare un saluto agli organizzatori del pellegrinaggio ad Auschwitz, ed a tutti i presenti alla serata del 4 febbraio; non sarò presente personalmente all’incontro perché a quell’ora sarà già iniziato lo shabbat, la giornata di riposo e di festa che va dal tramonto del venerdì sera alle prime stelle del sabato sera, intervallo di tempo tutto dedicato alla gioia, alla preghiera, ed allo studio, in cui gli ebrei, per rispetto all’insegnamento biblico ed alle proprie antiche tradizioni, non lavorano, non viaggiano, ed allontanano il pensiero da ogni occasione di tristezza e di dolore. Vorrei però ringraziare gli organizzatori della serata e chi opera per l’amicizia ebraico – cristiana e per la conoscenza reciproca. Il mio più vivo ringraziamento dunque all’Ufficio Diocesano per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso, ed i miei auguri più affettuosi per una pronta e completa guarigione a Fra Sereno, amico attento e sensibile.

Un ringraziamento, e un augurio, per i pellegrini che si accingono ad una grande iniziativa ed ad un grosso impegno per ricordare le vittime della Shoah, a partire da quanti, italiani e profughi da ogni parte di Europa, furono raccolti in una località vicinissima a qui, nel campo di Borgo San Dalmazzo, e da qui avviati ad Auschwitz con due trasporti, il 21 novembre 1943 via Nizza e poi Drancy e il 22 febbraio 1944, via Fossoli.

Che il pellegrinaggio possa essere un’occasione di meditazione e di incontro e di scambio di riflessioni con tante persone, di nazionalità e di lingua diversa, così come di ogni lingua e di ogni paese europeo furono i milioni di uomini e donne, tra cui vecchi e bambini anche piccolissimi, vittime dell’odio nazifascista.

Ed alla fine del viaggio, immagino che i pellegrini proveranno le emozioni che provano tutti coloro che entrano in quel campo di morte, il più grande cimitero del mondo, e che Primo Levi definiva come “il confuso ritegno”, “il doloroso  senso di pudore”, “la pena” e “la vergogna a noi ben nota, quella che ci sommergeva dopo le selezioni, ed ogni volta che ci toccava assistere o sottostare ad un oltraggio”. “Perché – continua ancora Primo Levi -  nulla mai più sarebbe potuto avvenire di così buono  e puro da cancellare il nostro passato, e che i segni dell’offesa sarebbero rimasti in noi per sempre, e nei ricordi di chi vi ha assistito, e nei luoghi dove avvenne, e nei racconti che ne avremmo fatti”.

Un ringraziamento ed un augurio a chi opera per il ricordo commosso di quel che è stato, e per l’incontro e la conoscenza di genti diverse.

Il mio più affettuoso augurio di “shalom”, pace

Torino, 4 febbraio 2011

Beppe Segre

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